Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 18,15-20
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Se il tuo fratello commetterà una colpa contro di te, va’ e ammoniscilo fra te e lui solo; se ti ascolterà, avrai guadagnato il tuo fratello; se non ascolterà, prendi ancora con te una o due persone, perché ogni cosa sia risolta sulla parola di due o tre testimoni. Se poi non ascolterà costoro, dillo alla comunità; se non ascolterà neanche la comunità, sia per te come il pagano e il pubblicano.
In verità io vi dico: tutto quello che legherete sulla terra sarà legato in cielo, e tutto quello che scioglierete sulla terra sarà sciolto in cielo.
In verità io vi dico ancora: se due di voi sulla terra si metteranno d’accordo per chiedere qualunque cosa, il Padre mio che è nei cieli gliela concederà. Perché dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro».
Stiamo tendenzialmente diventando una società di single. L’altro è purtroppo un fastidio in più che è bene evitare. Cresce chi vive da solo, chi alla fine della sua vita professionale sogna di poter stare tranquillo, lontano da tutti. Si sta da soli incolonnati in automobile, partiti tutti dallo stesso luogo e diretti alla stessa meta, ma rigidamente ciascuno col suo vestito di latta; ad ogni studente una stanzetta con bagno e televisione, computer, ad ogni figlio un loculo in cui consumare in solitudine i suoi tempi e interessi: la sua Tv, la sua parabolica, il suo cellulare, il suo stereo… così almeno non c’è più da litigare.
Solo che non ci si vede nemmeno più. Stiamo diventando ospiti in casa di un albergo che deve pagare degli animatori del tempo libero per farci comunicare, per aiutarci ad accorgerci degli altri. Gesù dice una frase perentoria ai suoi discepoli: “dove sono due o tre riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro”. La sua presenza nella nostra vita non è nella fantasia, nei nostri pensieri, nelle nostre elucubrazioni solitarie, forse anche in tante nostre preghiere attorcigliate su noi stessi, ma in quel moto tipicamente umano dell’aprirsi all’altro, in quel sentimento basilare di ogni persona di sentirsi bisognosa dell’altro, degli altri, nel suo nome. Il nostro Dio non è il Dio degli autosufficienti, degli outsider, dei solitari. È il Dio di chi si apre alla compagnia. Anche l’eremita più isolato dal mondo e più sepolto in qualche trappa non incontra e trova Dio se non si porta dietro dentro, con sé, in Gesù Cristo la maggior quantità di umanità che riesce a pensare, a reggere, per cui pregare e da accogliere entro il progetto della sua comunità.
Ogni silenzio che cerchiamo per incontrare Dio rischia di essere uno specchio che riflette noi stessi, le nostre frustrazioni, se non è popolato di volti, di invocazioni, di grida. Dove è Dio? spesso ci si chiede. È lì nella tua vita di coppia, nel tuo bar dove lavori, con i tuoi compagni di fabbrica, con gli amici cui ti apri e costruisci solidarietà, nella tua famiglia, con l’ammalato con cui t’accompagni, coi figli che, man mano crescono ti rubano vita, ma ti danno la presenza di Dio.
E’ presente nell’umanità che soffre e si aggrega in ogni angolo della Terra, cui tu apri attenzione, cuore e aiuto concreto. È lì nei rapporti che costruisci ogni giorno con chi ti incontra, nella pazienza della accoglienza e nella gioia della sorpresa. Quando ti chiudi in te stesso, butti fuori Dio dalla tua vita.


