Guardare alla croce, soprattutto al Crocifisso

Audio del Vangelo

Dal Vangelo secondo Giovanni
Gv 3,16-21

In quel tempo, Gesù disse a Nicodèmo: «Dio ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna. Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui. Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è già stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell’unigenito Figlio di Dio.
E il giudizio è questo: la luce è venuta nel mondo, ma gli uomini hanno amato più le tenebre che la luce, perché le loro opere erano malvagie. Chiunque infatti fa il male, odia la luce, e non viene alla luce perché le sue opere non vengano riprovate. Invece chi fa la verità viene verso la luce, perché appaia chiaramente che le sue opere sono state fatte in Dio».

Audio della riflessione

Avere un ideale ti aiuta molto a vivere, avere un sogno che lancia la tua immaginazione oltre le ingessature della realtà; ti può far rischiare la fuga, ma spesso ti permette di nutrire progetti, visioni di mondo belle, catalizzare le forze su prospettive nuove. Non abbiamo bisogno solo di mangiare, di riempire la pancia, ma anche di bellezza, di ideali, di simboli che ci richiamano la grandezza della vita oltre ogni miseria in cui la nostra insensatezza l’ha costretta.

Mi sono sempre domandato perché nelle catapecchie più squallide delle bidonville, nelle capanne più sperdute e povere della savana, nei tuguri più puzzolenti, dove manca acqua corrente, igiene e il necessario per una vita civile, non manchi mai l’antenna parabolica. Ci sono più antenne paraboliche in un villaggio sperduto che in un paese cosiddetto civile. Noi ci meravigliamo e per fino rimproveriamo gli immigrati perché hanno tutti una parabolica. Proprio perché l’uomo ha bisogno di sogni, di allargare gli orizzonti e anche di radici, di riferimenti al proprio passato per immaginare un futuro. Rinuncia anche a qualche pasto pur di poter avere un segno di riscatto, una prospettiva di futuro. Solo che le TV spesso vendono solo se stesse e non costruiscono vera speranza..

Così è stato per gli ebrei nel deserto. Mosè aveva levato un serpente su un palo, chi lo guardava guariva dai morsi dei serpenti che avevano invaso il loro accampamento. E’ una immagine ardita di Gesù sulla croce, ma usata dal vangelo. La croce è quel simbolo, quel sogno, quell’ideale, quella prospettiva cui ogni persona può guardare per avere salvezza, per poter avere forza di riscatto,  per stringere i denti nel dolore, per contemplare non tanto la sofferenza che esprime, ma l’amore che vi è depositato nella persona del crocifisso. Lì ogni persona, noi nelle nostre pene quotidiane, troviamo avverata la promessa di Dio, guardando a quella croce vediamo realizzata la volontà di amore di Dio che ha tanto amato il mondo da dare il suo Unigenito figlio. Lì Dio si è compromesso fino all’estremo per noi. Lì c’è l’immagine della morte, ma c’è anche la certezza della vita. Non abbiamo anche noi pensato proprio così e avuto forza impensata quando quella sera di pioggia scrosciante in piazza san Pietro a Roma, papa Francesco s’è fatto pellegrino a quel Crocifisso, anch’esso lavato dalla pioggia e contemplato da tutti come segno di speranza, voglia di resistere, passione da vivere nella solidarietà e nella pietà?!

Fosse meno un ornamento e più un ideale quel crocifisso che portiamo al collo, che seminiamo nei nostri luoghi di vita comune, avremmo forse più coraggio nell’affrontare la vita, sicuramente molto di più che a guardarci nello specchio. Lo specchio ci può dare compiacimento o delusione, la croce invece è sempre una speranza. Un crocifisso in casa occorre sempre avere da baciare e da contemplare.