La mano inaridita e guarita da Gesù

Audio del Vangelo

Dal Vangelo secondo Marco
Mc 3,1-6

In quel tempo, Gesù entrò di nuovo nella sinagoga. Vi era lì un uomo che aveva una mano paralizzata, e stavano a vedere se lo guariva in giorno di sabato, per accusarlo.
Egli disse all’uomo che aveva la mano paralizzata: «Àlzati, vieni qui in mezzo!». Poi domandò loro: «È lecito in giorno di sabato fare del bene o fare del male, salvare una vita o ucciderla?». Ma essi tacevano. E guardandoli tutt’intorno con indignazione, rattristato per la durezza dei loro cuori, disse all’uomo: «Tendi la mano!». Egli la tese e la sua mano fu guarita.
E i farisei uscirono subito con gli erodiani e tennero consiglio contro di lui per farlo morire.

Audio della riflessione

Di fronte a fatti straordinari noi siamo sempre un po’ scettici, anche se la tendenza di oggi è molto credulona, si lascia attrarre da fenomeni strani. Sta di fatto però che è difficile accettare che avvengano cose contro le leggi della natura. Ne sentiamo spesso parlare, abbiamo negli occhi tanti miracoli di padre Pio per esempio, ma vorremmo essere stati lì a vedere, vorremmo provare, anche se chi ci racconta è persona credibile abbiamo sempre delle riserve non sulla sincerità, ma sul possibile inganno in cui può essere caduto. Nell’antichità invece era molto più naturale credere a eventi meravigliosi perché si era molto più convinti dell’esistenza di Dio, della realtà soprannaturale, del fatto che a Dio era sempre tutto possibile.

E’ comprensibile il comportamento degli studiosi della bibbia quando Gesù vincendo la naturale ritrosia di un uomo che aveva una mano inservibile per la sua vita, tutta storpiata e quindi inutilizzabile per il suo lavoro, per la cura di sé, per la normalità di una vita, dopo averlo chiamato in mezzo alla sinagoga ben visibile da tutti, gli chiede di stendere la mano davanti a sé perché tutti vedano e gliela guarisce all’istante. Discutevano pieni di rabbia, dice il vangelo, invece di restare meravigliati del prodigio e di ringraziare Dio. Che era successo? Era successo  che questo fatto fu compiuto solennemente in un giorno di sabato con tutta la forza di provocare al cambiamento che caratterizzava i gesti di Gesù: il sabato era giorno sacro per l’ebreo, giorno in cui non si poteva effettuare nessuna opera, anche quella di guarigione.

La cosa più importante per loro era di vedere se stava agli schemi, non importava loro farsi domande sui segni che Gesù metteva in evidenza, non interessava loro mettersi in ascolto, ma solo essere severi guardiani di un passato che ingessava il rapporto tra gli uomini e Dio. Il Dio che avevano in mente non si commuoveva per il male di cui soffriva un uomo, ma era più interessato alla legge che stabiliva regole.

La vita di fede deve essere sempre un mettere in discussione le nostre comodità, le nostre caselle che ci siamo costruiti per controllare tutto, anche Dio. Il centro siamo noi, non Lui. Invece Gesù ci ribalta e dice che c’è speranza in una vita vera se ci sappiamo rinnovare nel contemplare la sua vita, se alziamolo sguardo al cielo che non è mai vuoto.

Oggi si ricorda la bella figura di santa Agnese, la cui una catacomba è a Roma, posta al secondo miglio della via Nomentana, all’interno del complesso monumentale di Sant’Agnese.