Dal Vangelo secondo Giovanni
Gv 1,19-28
Questa è la testimonianza di Giovanni, quando i Giudei gli inviarono da Gerusalemme sacerdoti e levìti a interrogarlo: «Tu, chi sei?». Egli confessò e non negò. Confessò: «Io non sono il Cristo». Allora gli chiesero: «Chi sei, dunque? Sei tu Elìa?». «Non lo sono», disse. «Sei tu il profeta?». «No», rispose. Gli dissero allora: «Chi sei? Perché possiamo dare una risposta a coloro che ci hanno mandato. Che cosa dici di te stesso?». Rispose: «Io sono voce di uno che grida nel deserto: Rendete diritta la via del Signore, come disse il profeta Isaìa».
Quelli che erano stati inviati venivano dai farisei. Essi lo interrogarono e gli dissero: «Perché dunque tu battezzi, se non sei il Cristo, né Elìa, né il profeta?». Giovanni rispose loro: «Io battezzo nell’acqua. In mezzo a voi sta uno che voi non conoscete, colui che viene dopo di me: a lui io non sono degno di slegare il laccio del sandalo».
Questo avvenne in Betània, al di là del Giordano, dove Giovanni stava battezzando.
Ogni persona ha bisogno di sicurezza, di non sentirsi continuamente aggredito o messo in discussione. Il bisogno di identità certa è anche alla base di tutte le tensioni che i vari governi provocano per difendersi dagli immigrati, con tutti gli stranieri. Queste politiche prevalgono sull’accoglienza, sulla solidarietà, ci chiudono a riccio sulle nostre posizioni credendo con questo di poter mantenere il nostro equilibrio e soprattutto di garantirsi di vincere le elezioni e distare al potere elezioni. Rinasce il leghismo, che spesso deborda nella difesa ad ogni costo e contro ogni sentimento umano dei propri diritti che in genere, con uno sguardo più ampio che ogni cristiano si deve dare sono solo privilegi.
La necessità di vivere nella sicurezza però non è in contrasto con la relazionalità, il far rispettare diritti e mettere in condizione di svolgere i doveri. Capitava la stessa cosa ai tempi di S. Agostino, tempi in cui c’erano nel mondo occidentale le invasioni dei barbari e la gente andava a seppellire tutti i suoi averi per difenderli dai ladri. Agostino diceva alla gente: i vostri tesori ve li consumerà la ruggine in questa maniera, giocate invece la carta della relazione con questi invasori e ne avremo una ricchezza di umanità, coglieremo le novità che Dio ci manda anche attraverso questi nuovi popoli.
Un attentato alla sicurezza del potere dei giudei e della classe dirigente era la figura austera di Giovanni che nel deserto si era fatto una innumerevole schiera di seguaci. Era un rivoluzionario di Dio, non metteva in pericolo la vita di nessuno, ma aveva un compito unico: preparare la gente ad accogliere una novità assoluta nella vita: il vangelo, la persona di Gesù. I giudei, che capiscono quanto sia palpabile nella gente il desiderio di un nuovo slancio nella vita religiosa, si preoccupano di tenere sotto controllo tutto e provocano Giovanni ad uscire allo scoperto. Che cosa è tutta questa messa in scena, con questa povera gente che ti sta seguendo? Chi credi di essere? Un profeta, per caso? Quello che tu dici è già tutto scritto nei testi sacri. Che bisogno c’è di mobilitare la gente in questa avventura spirituale che rischia di indebolire la religione del Tempio?
E Giovanni, alla grande si proietta nel futuro che tutti attendevano, in Gesù. E punta quel dito che molti artisti hanno ritratto nelle loro opere pittoriche e scultoree a Gesù dicendo: Ecco l’agnello di Dio. E’ una presentazione del Figlio di Dio, che noi facciamo tutti i giorni nella messa. Avere qualcuno che ti indica con la sua vita dove devi andare, che ti presenta quello che nella tua interiorità aspettavi da sempre è una gioia, è una speranza, che noi cristiani dobbiamo sempre vivere e proporre, con pazienza, senza violenza, con lungimiranza, con fedeltà al vangelo di Gesù. Tanto più che con questa accoglienza risicata ci stiamo tirando la zappa sui piedi perché procede molto più velocemente degli arrivi in Italia la crisi demografica. Non nascono più bambini.


