Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 9,35-38–10,1.6-8
In quel tempo, Gesù percorreva tutte le città e i villaggi, insegnando nelle loro sinagoghe, annunciando il vangelo del Regno e guarendo ogni malattia e ogni infermità.
Vedendo le folle, ne sentì compassione, perché erano stanche e sfinite come pecore che non hanno pastore. Allora disse ai suoi discepoli: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe, perché mandi operai nella sua messe!».
Chiamati a sé i suoi dodici discepoli, diede loro potere sugli spiriti impuri per scacciarli e guarire ogni malattia e ogni infermità.
E li inviò ordinando loro: «Rivolgetevi alle pecore perdute della casa d’Israele. Strada facendo, predicate, dicendo che il regno dei cieli è vicino. Guarite gli infermi, risuscitate i morti, purificate i lebbrosi, scacciate i demòni. Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date».
In un mondo di assicurazioni e di avvocati, di garanzie e di voglia di sicurezza, di previsioni e di prevenzioni c’è il rischio di sedersi.
Dopo aver tanto lottato finalmente sono tranquillo: ho previsto tutto, ho messo da parte un buon gruzzolo, la mia vita è stata dura, ma mi hanno insegnato bene i miei genitori a mettere da parte.
Sicuri, sistemati, tranquilli lo sono anche due sposini, innamorati, persi, dopo tante fatiche a mettere su casa. Li vedevi sembravano proprio come due rondini che ogni giorno portavano a casa qualcosa: un vestito, un utensile, un’automobile, qualche mobile, la lavastoviglie, il bagno super accessoriato. E’ stata una fatica, ma finalmente ci siamo. E si siedono.
È sicuro anche il calciatore che è riuscito a scalare tutta la serie; ha avuto fortuna, soprattutto tenacia e c’è arrivato e si siede.
Per minare alla radice queste sicurezze non occorre fare l’uccello del malaugurio, prevedere qualche disgrazia o qualche malattia o qualche dissesto finanziario. Certo possono capitare sempre. La vita non l’abbiamo in mano noi. Ma la prima mina vagante che ci destabilizza è smettere di sognare, è non aspettarsi più niente, è adattarsi, è spegnere ogni attesa.
Noi cristiani abbiamo apposta un periodo del nostro anno che vuol tenere desta questa attesa. I mussulmani hanno il famoso ramadan, un tempo speciale e tutti ci accorgiamo di come la maggioranza ci tiene. Ricordo due ragazzine, in un oratorio al momento in cui tutti gli amichetti facevano merenda, loro tranquille in disparte a dire agli amici: per noi è ramadan. E tutti grande rispetto.
Noi cristiani in questo mese siamo in attesa. Che aspettiamo? Ci stiamo a vivere un periodo di illusioni? Vogliamo fingere di aspettarci sorprese per vincere la noia? O vogliamo passare un mese a sognare una umanità piena, un mondo nuovo, un amore sempre fresco, vogliamo lasciarci incantare da una promessa: il regno di Dio è qui, è imminente. Non vi ho abbandonati al caso. Il vostro amore può tornare nuovo, nel vostro dolore si può sentire dentro una speranza. Tenete desta la vita, non vi adattate. E’ più quel che deve venire di quello che già avete; c’è più futuro che passato. E il futuro è da inventare e accogliere con speranza.
Nessuno ha mai osato mettere l’ultima parola sulle nostre vite, anche se le guerre insensate che ci infliggiamo ne rasentano sempre il pericolo. La vita cristiana ci allena a questa attesa continua piena di promesse e di risposte nuove alla nostra esistenza e l’Avvento se ne fa carico.


