La compassione di Gesù e la nostra

Audio del Vangelo

Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 15,25-30

In quel tempo Gesù disse: “Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero”.

Audio della riflessione

Esiste nella vita sempre un invito fondamentale di Dio, come a un banchetto. Dio vuol condividere il suo sogno della piena realizzazione delle persone e delle società, con tutta l’umanità

La moltiplicazione dei pani raffigura e preannuncia sia il banchetto della vita sia il banchetto eucaristico al quale sono invitati tutti, ma con preferenza per i poveri, gli ammalati, i bisognosi, gli umili e tutti coloro che aiutano questi a ritrovare pace e serenità, oltre che la consolazione di contemplare in essi il volto di Gesù. Tra essi ci vogliamo mettere anche noi.

Se andiamo da Gesù con umiltà consapevoli della nostra miseria, egli ci risana mediante i sacramenti, soprattutto quello della Penitenza e dell’Eucaristia, prefigurata in questa moltiplicazione dei pani. Pochi pani e pochi pesci diventano materia di salvezza, di miracolo, di vita. Nella messa l’offerta delle nostre azioni, delle nostre sofferenze e gioie, del nostro lavoro, anche il meno appetibile, diventa per noi la materia che viene assunta e avvalorata diventando parte integrante del sacrificio. Quando si portano all’altare pane e vino portiamo le esistenze di tutte le persone.

Gesù alla fine invita a raccogliere anche i frammenti, a curare le sfumature, il dettaglio con attenzione alle piccole cose, che del resto sono le uniche che possiamo offrire. Nella nostra civiltà dell’abbondanza potrebbe anche essere un richiamo ad una più generosa austerità, che diventa rispetto convinto e esemplare della natura come ci ha invitato papa Francesco nell’enciclica “Laudato sì”.

Il Vangelo ci dice che Gesù sente compassione di questa folla, come la chiesa deve avere a cuore ogni persona di questo mondo che ancora soffre la fame. La nostra lode a Dio non può mai essere disgiunta dall’amore al prossimo, dalla liberazione per gli afflitti, gli oppressi, i poveri, i malati. Mai amore a Dio senza amore ai poveri e amore ai poveri senza l’amore a Dio. Papa Leone XIV ha da poco scritto una esortazione apostolica “Dilexi te” proprio per affermare il valore teologico dei poveri, come passo obbligato per ogni celebrazione liturgica della messa che non ha consistenza se manca l’attenzione ai poveri: “se i fedeli non incontrano Cristo nei poveri, che stanno alla porta, non potranno adorarlo nemmeno sull’Altare”, dove l’Eucaristia è espressione sacramentale della carità e della giustizia. Mai, quindi, amore a Dio senza amore ai poveri e amore ai poveri senza l’amore a Dio.