Siamo sempre tutti invitati

Audio del Vangelo

Dal Vangelo secondo Luca
Lc 14,12-14
 
In quel tempo, Gesù disse al capo dei farisei che l’aveva invitato:
«Quando offri un pranzo o una cena, non invitare i tuoi amici né i tuoi fratelli né i tuoi parenti né i ricchi vicini, perché a loro volta non ti invitino anch’essi e tu abbia il contraccambio.
Al contrario, quando offri un banchetto, invita poveri, storpi, zoppi, ciechi; e sarai beato perché non hanno da ricambiarti. Riceverai infatti la tua ricompensa alla risurrezione dei giusti».

Audio della meditazione

Il centro di questo brano di vangelo è un banchetto. Nelle nostre realtà di periferia, nei nostri paesi della provincia non ci si trova a dare vita a qualche iniziativa che non finisca con le gambe sotto un tavolo a mangiare. Dire banchetto è troppo nobile, ma dire mangiare bene in compagnia rende meglio l’idea. Gesù ha sempre usato l’immagine del banchetto e dell’invito a parteciparvi come immagine del regno dei cieli, della pienezza della vita. Immediatamente dopo questo brano, al versetto 15, Luca presenta un uomo che fa un grande invito a un banchetto e non ci va un cane. Chi invece ha poi accettato l’invito? Proprio quelli che Gesù suggerisce al capo dei farisei: poveri, storpi, zoppi e ciechi: una sequenza di personaggi che riesce a far entrare al suo banchetto. Sono la feccia da cui tutti si dovevano allontanare perché oltre che poveracci erano anche impuri rispetto alla legge e non potevano essere ammessi all’assemblea della comunità.

Quasi a dire: guarda che Dio mio Padre ha invitato espressamente tutti i personaggi migliori possibili, le persone per bene che fanno parte delle sue conoscenze, ma sai che non è venuto nessuno, e son dovuto io andare a capire perché? Gli hanno portato mille scuse, compreso la compera di buoi da provare immediatamente. Non gliene è importato niente a nessuno e lo hanno veramente deluso e frustrato.

Ha mandato poi me a chiamare e sono riuscito poi a riempire la sala con questa gentaglia, misera e non raccomandabile. Questi sicuramente verranno ed è già una bella cosa per te, perché quando inviti sei tu la persona più fragile che rischia di essere ignorato, non seguito. Questi sicuramente vengono a godere della tua ospitalità, sono poveri, ma hanno un cuore e il tuo invito li rendi felici. Davvero fai loro un piacere e non te lo fai a te per l’eventuale contraccambio che sarebbe una sorta di commercio. Ti faranno felice con la loro presenza gratuita e tu potrai veramente esprimere la tua generosità. La generosità di Dio, mio Padre l’hanno capita solo questi che ti permettono di vivere la bellezza del dono, non la firma di un contratto: ti invito perché tu mi inviti.

Questo ti darà felicità e ti farà scoprire la gioia della gratuità. Gesù ordina di rompere il circolo chiuso e chiede di invitare gli esclusi: poveri, storpi, zoppi e ciechi.  “Invita queste persone!” Perché? Perché nell’invito disinteressato, diretto a persone escluse ed emarginate, c’è una sorgente di felicità. È la felicità che nasce dal fatto che tu hai compiuto un gesto di totale gratuità. Un gesto di amore che vuole il bene dell’altro e per l’altro, senza aspettarsi nulla in cambio. È la felicità di chi fa le cose gratuitamente, senza chiedere nessuna ricompensa. Gesù dice che è questa la felicità che Dio ci darà nella risurrezione. Risurrezione, non solo alla fine della storia, ma fin d’ora. Agire così è già una risurrezione. E se sarai capace di questi gesti per un banchetto immagina se Dio non ti darà il mandato di invitare tutti al banchetto del Regno di cui potrai diventare, in vita, annunciatore e ospite.