L’unico segno che garantisce la fede è il risorto

Audio del Vangelo

Dal Vangelo secondo Luca
Lc 11,29-32

In quel tempo, mentre le folle si accalcavano, Gesù cominciò a dire:
«Questa generazione è una generazione malvagia; essa cerca un segno, ma non le sarà dato alcun segno, se non il segno di Giona. Poiché, come Giona fu un segno per quelli di Nìnive, così anche il Figlio dell’uomo lo sarà per questa generazione.
Nel giorno del giudizio, la regina del Sud si alzerà contro gli uomini di questa generazione e li condannerà, perché ella venne dagli estremi confini della terra per ascoltare la sapienza di Salomone. Ed ecco, qui vi è uno più grande di Salomone. Nel giorno del giudizio, gli abitanti di Nìnive si alzeranno contro questa generazione e la condanneranno, perché essi alla predicazione di Giona si convertirono. Ed ecco, qui vi è uno più grande di Giona».

Audio della riflessione

Se vai in banca per accendere un fido, ti occorrono delle credenziali. Devi dire chi sei, devi soprattutto far vedere che cosa guadagni, che soldi hai. Devi produrre dei segni che danno sicurezza. Se fai delle proposte commerciali o vuoi vendere devi far capire che non imbrogli e devi produrre un curriculum di tutto rispetto. Così è di chi cerca lavoro, di chi vuol prestare opera, comunque di tutti quelli che vogliono entrare nella tua vita e occupartene un pezzo.

Si presenta Gesù sulla scena del popolo di Israele, offre loro nuove visioni di mondo, nuove speranze, una prospettiva che ha la pretesa di essere definitiva ed è giusto che gli chiedano delle credenziali, un segno, una assicurazione. In nome di chi, chi sei tu per, quali garanzie ci dai… Normale e giusto. Non si può abboccare al primo che parla.

Ma il discorso che fa Gesù non è la collocazione di una merce o la proposta di un’opera, è il cambiamento di una vita, un  cuore che si deve rinnovare, un modo diverso di rapportarsi con Dio. Esige un salto di fiducia, esige una lettura di sé e del mondo in cui ci si lascia coinvolgere. Il suo messaggio va al cuore della vita e questa vita non può starsene in poltrona con la sicumera di chi deve giudicare. Gesù vuole un passo gratuito verso di lui, non vuole conclusioni di sequenze razionali, ma aperture di credito umili, attente e dedicate, prudenti, ma generose.

I segni li darà, tanti e veri. Ma il segno principale sarà proprio la risurrezione: il segno di Giona, il segno di un uomo che sarà mangiato dal ventre della terra, vi starà tre giorni e poi ne sarà sbalzato nella vita definitiva della risurrezione.

Questo è il segno, non uno dei segni; questo è determinante la vita degli uomini, questo sta a garanzia della verità e della bellezza della proposta di Cristo. Questo è il termine di paragone assoluto che segnerà la vita del mondo, che discriminerà tra credenti e no, tra figli di Dio e falsi profeti. Non servono altri segni, non ci sono segni comodi che ci tolgono la libertà di decidere, c’è la risurrezione che va accolta con umiltà e gioia. Allora dobbiamo rivoltare la nostra vita fino a comprendere e a gioire dell’unico segno possibile, dell’unica garanzia che Dio ci può dare. Lui non ci abbandona mai e ce lo dice con la risurrezione di Gesù