Fissare lo sguardo su Gesù

Audio del Vangelo

Dal Vangelo secondo Luca
Lc 9,28b-36
 
In quel tempo, Gesù prese con sé Pietro, Giovanni e Giacomo e salì sul monte a pregare.
Mentre pregava, il suo volto cambiò d’aspetto e la sua veste divenne candida e sfolgorante. Ed ecco, due uomini conversavano con lui: erano Mosè ed Elìa, apparsi nella gloria, e parlavano del suo esodo, che stava per compiersi a Gerusalemme.
Pietro e i suoi compagni erano oppressi dal sonno; ma, quando si svegliarono, videro la sua gloria e i due uomini che stavano con lui.
Mentre questi si separavano da lui, Pietro disse a Gesù: «Maestro, è bello per noi essere qui. Facciamo tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elìa». Egli non sapeva quello che diceva.
Mentre parlava così, venne una nube e li coprì con la sua ombra. All’entrare nella nube, ebbero paura. E dalla nube uscì una voce, che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’eletto; ascoltatelo!».
Appena la voce cessò, restò Gesù solo. Essi tacquero e in quei giorni non riferirono a nessuno ciò che avevano visto.

Audio della riflessione

A che cosa servono i cristiani in questo mondo? Che bisogno c’è della Chiesa in una società organizzata come la nostra?

Sanno organizzare bene la carità e l’assistenza! ma lo potrebbe far meglio uno stato più efficiente.

Sanno elevare il livello materiale della gente verso mete più spirituali, meno materialiste! ma questo lo può fare la scuola, l’università, i circoli culturali se si organizzassero più capillarmente.

I cristiani hanno molte attività aggregative e formative per i giovani! Ma questo lo dovrebbe fare la società come già in alcune amministrazioni pubbliche avviene se ci si preoccupasse di più del proprio futuro! E potremmo continuare.

Allora che cosa deve fare un cristiano? tenere fisso lo sguardo su Gesù. Belle le attività, importante rimboccarsi le maniche e condividere le pene e le sofferenze, le attese e le speranze degli uomini di oggi, ma un cristiano è soprattutto uno che è chiamato a contemplare il volto di Gesù e a vedere i volti degli uomini trasfigurati nel suo volto.

È di questo volto glorioso e sofferente di Gesù che ha bisogno il mondo di oggi. Ne ha bisogno chi ha nel cuore un odio indomabile, che lo porta a fare pazzie; chi pensa di essere il dio in terra e sconvolge le geografie, chi vive nella sua carne una sofferenza insopportabile, che lo porta alla disperazione; chi non riesce a capire il senso della vita, chi ha bisogno di Dio ed è stufo marcio e non ce la fa più ad andare avanti da solo. Se i cristiani fossero solo degli attivisti, l’umanità non saprebbe che farsene. Se fossero solo le crocerossine della storia sarebbero destinati a scomparire alla prossima riforma sanitaria della convivenza umana. Il dolore e la prova stanno nella vita di tutti e per trapassarli, per passarci in mezzo, occorre aver contemplato il suo volto. Gesù ha aiutato così i tre apostoli che lo avrebbero visto sudare sangue e gridare la sua disperazione al Padre nell’orto degli Ulivi. Avevano tenuto anche per poco fisso lo sguardo su Gesù trasfigurato.

Questo Gesù splendente nella gloria, sperimentato nella dolcezza e grandezza della paternità di Dio li riempie di stupore, fa perdere loro le dimensioni della ragione. Hanno fatto, per quanto è possibile a degli uomini, l’esperienza di Dio. I loro occhi hanno potuto penetrare nel mistero di quell’uomo che si diceva figlio di Dio. Allora non sono solo frasi quelle che dice! non è solo forza di carattere, fascino, capacità umana travolgente di dare speranza quella che abbiamo sperimentato con lui lungo le strade della Palestina!

Questi è il Figlio mio l’eletto: ascoltatelo. Hanno potuto, sebbene per poco fissare lo sguardo su Gesù. “Fissare lo sguardo su Gesù”: necessario in una  vita cristiana fatta troppo di attività, di organizzazione, di elucubrazioni, di autocompiacimenti, di opere e pure di sforzi etici per superare i nostri difetti. Siamo troppo autocentrati. Siamo incapaci di alzare lo sguardo. Scambiamo la meta con i nostri sforzi per raggiungerla e restiamo sempre al palo. Non ci misuriamo con Lui, ma stiamo a vedere che cosa riusciamo a  fare noi e lentamente perdiamo la fede. Chi ci guarda non vede Gesù nella nostra vita, chi ci vede andare a messa la domenica non percepisce che andiamo a incontrare Lui, chi ci vede pregare non riesce a capire che stiamo dialogando e forse lottando con Lui. E il vangelo che diciamo si riduce a somma di norme morali senza anima, cioè a un galateo, a una pur corretta applicazione alla propria vita di norme morali giuste, ma senza grinta, tentate continuamente del politicamente corretto, del riportare il vangelo alla sapienza umana del “si fa per dire”, addomesticandolo con un po’ di buon senso. Forse questa Quaresima ce ne dà lo slancio.